Ciao 2025: grazie India, grazie danza, grazie relazioni
Il 2025 è incastonato fra 2 viaggi in India ad aprire e chiudere l’anno. Per due volte la stessa stanza nella casa di Bhubaneswar mi ha accolta. Un posto che sento così casa da aver lasciato lì ciabatte, qualche vestito, una tazza per il tè e il tulsi ginger.
C’è la casa, la danza Odissi, i maestri e le maestre, gli amici e le amiche di anni di studio e incontri qui. E c’è l’India. Un fiume caldo che mi accoglie e mi esaspera allo stesso tempo, cura i miei mali da perfezionismo, efficienza coatta, controllo. Mi immerge e avvolge in un abbandono terapeutico, ostaggio di un tempo non lineare ma neanche circolare. Un tempo elastico che tutto distende e spiega e poi, come quando lasci la tensione, vibra e disegna frequenze inattese. Tutto è il contrario di tutto in un uno indivisibile: la meraviglia ti coglie dove meno te l’aspetti, lo stupore ti fa piangere di gioia in mezzo alla polvere che copre ogni cosa e nello squallore trovi il sublime.
L’ego protesta, si contorce e poi ti lascia. Non sei così importante e sei piccola cosa rispetto al mistero e al viaggio dallo spirito alla materia e ritorno. Puntino fra i puntini. Goccia nell’onda. Noticina musicale fra la sinfonia assordante di clacson. Avvolta da stimoli continui che torturano e accarezzano i sensi.
Grazie India di farmi sentire viva come nessun altro posto al mondo. Grazie di insegnarmi sempre tanto. Dopo l’ottava volta che vengo a trovarti capisco sempre meno ma so sempre che, se sarà possibile, non sarà l’ultima.


